Si parla sempre in generale di data storage o archiviazione senza però entrare nel merito degli strumenti specifici che possono essere usati per assolvere tale compito.

L’archiviazione dei dati può essere effettuata appoggiandosi sia a dispositivi hardware che software. Per quanto riguarda i primi non possiamo non nominare i sistemi SAN e NAS.

La SAN (Storage Area Network) è una rete costituita da dispositivi di memorizzazione di massa (avete presente quei grandi armadi pieni di hard disk che si vedono nei film? Ecco, proprio quelli!). Questi storage system offrono monitoraggio dei dati e accesso da qualsiasi computer sia connesso ad essi.
La NAS (Network Attached Storage) è un servizio remoto di file serving, un’unità con un proprio sistema operativo, disponibile in diverse capacità.

Ad oggi i servizi per l’archiviazione che vengono più utilizzati dall’utente comune e spesso anche dalle aziende, sono, senza ombra di dubbio, le applicazioni Cloud.
Ce ne sono di ogni tipo e molte offrono storage gratuiti agli utenti ma con spazi limitati o per un periodo di tempo prestabilito.

Possiamo nominare DropBox, che offre ai propri utenti 2Gb di spazio gratuito, sicuramente non una delle più convenienti sul mercato per quanto riguarda le estensioni dello storage, ma nonostante questo, tra le più conosciute ed utilizzate.
Così come GoogleDrive, con i suoi 15Gb di archiviazione gratuiti, gli stessi che inizialmente prevedeva OneDrive, adesso ridotti ad 1 solo Gb.

Questi strumenti possono risultare molto utili per l’utente comune, sicuramente di meno per le aziende che ancora non si sono orientate verso tool specificamente studiati, applicazioni on-premise o Cloud ibridi, nati per la gestioni di dati aziendali, che garantiscono la privacy ed il recovery dei dati e forniscono spazi di archiviazione consoni alla mole di informazioni che un’impresa ha necessità di conservare, siano queste utili per il targeting clienti o per qualsiasi altra analisi di business.