Come è nata la campagna internazionale che intende stravolgere il mondo del fashion

Nell’aprile 2013 a Savar, nel distretto di Dhaka, in Bangladesh crollò un edificio commerciale, all’interno del quale si trovavano, oltre che dei negozi ed una banca anche delle fabbriche tessili che realizzavano capi d’abbigliamento per diversi marchi internazionali, tra i quali: Auchan, Benetton, Bonmarché, Camaïeu, El Corte Inglés.
Nonostante fossero state notate delle crepe, i proprietari delle fabbriche poste ai piani superiori dell’edificio, ordinarono ai propri dipendenti di tornare al lavoro il giorno successivo mentre i negozi e la banca furono evacuati.

Alle 8.45 del 24 aprile l’edificio crollò, intrappolando quasi 3.200 operai e causando la morte di 1134 persone, quasi tutte donne ed alcuni bambini che si trovavano nei locali dedicati agli asili aziendali. Ben 17 giorni dopo il crollo dell’edificio fu estratta viva e quasi illesa dalle macerie una donna.
Il 1º maggio 2013 i lavoratori manifestarono per chiedere condizioni di lavoro più sicure e la pena di morte per il proprietario del Rana Plaza, Sohel Rana che il 28 aprile dello stesso anno, dopo un breve periodo di latitanza, fu arrestato sul confine indo-bengalese. 

La campagna internazionale “Fashion Revolution” fondata da Orsola de Castro e Carry Somers, nasce per far sì che eventi come questo, non si ripetano più, per una moda sicura, sia per i lavoratori, sia per l’ambiente.
Ad oggi sono più di 80 i paesi aderenti alla campagna che in Italia è coordinata dalla stilista Marina Spadafora.

Ogni anno, in occasione dell’anniversario del disastro di Rana Plaza, Fashion Revolution invita il mondo ad unirsi ed a cambiare la storia della moda, chiedendo più trasparenza lungo le filiere tessili, maggior rispetto dell’ambiente e dei diritti umani.
Lo scorso anno è stato lanciato l’hashtag #WhoMadeMyClothes, per chiedere ai grandi brand della moda “Chi fa i nostri vestiti?” e sostenere condizioni di lavoro migliori.
Per il 2016 si è deciso di estendere la durata della campagna promuovendo la Fashion Revolution Week, durante la quale si svolgeranno diverse manifestazioni a livello globale ed avremo più tempo per chiedere #WhoMadeMyClothes e di conseguenza scegliere ciò che acquistiamo con maggiore consapevolezza.